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lunedì 1 luglio 2013

Pugno di ferro!

Pappotta come tutti i bimbi sfama la sua insaziabile curiosità intrufolandosi ovunque; non conosce il pericolo, ma noi siamo qui per guidarla. Per proibirle le cose? No, mi sentirei di dire! Per insegnarle i pericoli si però, per aiutarla a capire che si riflette su quello che si fa. 
Non abbiamo tolto i "pericoli" intorno a Pappotta: il videoregistratore, i soprammobili, le piante..Pappotta può avere a disposizione una vasta gamma di oggetti e situazioni davanti alle quali i suoi genitori non le dicono "no!", ma le spiegano "perché no".
È molto faticoso, ci vuole una buona dose di pazienza. Ma sono sicura che il lavoro a lungo termine ripagherà. Per non parlare del fatto che la bimba potrà generalizzare quei "perché no" anche in ambienti nuovi e sconosciuti e non solo nella sua quotidianità.
Ci siamo sentiti dire che "non abbiamo pugno di ferro"..beh, questa cosa mi solleva, mi rende davvero felice.
Non vedo a cosa serva un pugno di ferro quando con una persona (anche se piccola) si può avere un cuore d'oro.
Non vedo a cosa serva domare quando si può insegnare la libertà.


venerdì 28 giugno 2013

Mamma fai AAAMMMM!

Tante soddisfazioni ci sta dando l'autosvezzamento, Pappotta mangia da sola cio che vuole, se ne vuole e quanto ne vuole. Sporcandosi ovviamente, sporcando e a volte sporcandoci, ma un quarto d'ora di pulizie non sono certo un dramma se questo serve ad insegnarle l'autonomia ed il rispetto per gli altri.
Pappotta conosce gli alimenti, li discrimina e mangia ciò che le va, ciò di cui ha bisogno.
Ma c'è una cosa che più di tutte ci diverte: Pappotta non vuole quasi mai essere imboccata, ma ogni tanto è lei a volerci imboccare! Prende il pezzetino di cibo che ha nel piatto, avvicina la mano verso mamma o babbo e poi vuole che spalanchiamo la bocca mentre lei fa cadere dalle dita cicce quel pezzettino di cibo. E' un gioco davvero carino! Deve piacerle vederci spalancare le nostre grandi bocche e sentirci dire: aaaaammmmm! Vedeste quanto ride!

Mamma girello e altre storie

Pappotta ha cominciato ad alzarsi ed ha cominciato a voler fare i suoi primi passi.
Sono molto soddisfatta di aver aspettato lei, senza fretta, senza voler precorrere i tempi o anticipare le sue necessità. Un conto è muoversi in quella che Vygotsky chiama "zona di sviluppo prosimale", un conto è voler far fare ai bambini cose per cui non sempre sono già pronti. Ecco perché è importante il ruolo del genitore che meglio di chiunque altro conosce il proprio figlio.
Da molti anni ormai è sconsigliato l'uso del girello, quanto mai dannoso per la postura e la propriocezione (il bambino infatti non riesce a vedersi i piedi, si muove appoggiando solo le punte e facendo pressione sull'anca), pensate che in Canada ne è vietata la vendita!
Ma c'è una cosa che io e Pappotta facciamo e che ci fa divertire tantissimo: mamma girello!
Per aiutarla a mettersi in piedi mi metto a quattro zampe e poi mi abbasso, come fanno i cammelli! Mi metto in questa posizione yoga e mentre la bimba si organizza per alzarsi io ne approfitto per fare qualche secondo di stretching :) Poi, mani sulle spalle e si comincia: lei cammina ed io seduta a gambe larghe comincio a muovermi usando anche e glutei: una bella ginnastica anche per me! E' un gioco davvero divertente!
Lo scorso anno, quando ancora Pappotta sguazzava nelle acque tiepide del mio grembo, al mare con mio marito osservammo un signore di colore che montava i banchi in cui la sera avrebbe venduto la sua merce; intorno a lui correvano due deliziosi e vivaci bambini che avranno avuto cinque o sei anni. Ad un certo punto il signore si sdraia e i bambini gli corrono incontro, gli si buttano addosso e cominciano a giocare.
Il corpo, sempre più sconosciuto nella nostra cultura. Cerchiamo miriadi di oggetti per frapporli tra noi e nostro figlio, giochi, passeggini, carrozzine... eppure a loro basterebbe il nostro corpo. Cosa c'è per loro di più tiepido, profumato e familiare?
Teniamoceli stretti, giochiamo con loro, rotoliamo, torniamo anche noi bambini, sporchiamoci con il cibo, tocchiamoci, diamo ai nostri figli la possibilità di sperimentare e osservare i nostri grandi corpi che incoraggiano i loro alla scoperta del mondo.

mercoledì 5 giugno 2013

A tavola tutti insieme

Certamente a tavola vanno seguite delle regole, per poter mangiare tutti tranquillamente e serenamente.
Ma nel cominciare con l'alimentazione complementare forse vale la pena sospendere le aspettative sulle buone maniere e permettere al nostro bimbo di fare una cosa che fanno tutti i cuccioli di animali per imparare: giocare!
Ogni bambino poi ha le sue preferenze e stando insieme a vostro figlio non tarderete a conoscerle: ci sono bambini a cui piace essere imboccati, altri che vogliono fare da soli (Pappotta appartiene a questa categoria)... e all'inizio ovviamente si usano le mani! All'inizio tutte quante insieme e lentamente poi la presa a pinza. Tutto ciò ha una necessaria premessa, dovete lasciare che vostro figlio si sporchi, pasticci, tiri la roba... cucina come un campo di battaglia alla fine dei pasti e molte lavatrici da fare, ma vedrete che grandi soddisfazioni!
Pappotta è  sempre stata seduta a tavola insieme a noi, senza quel tavolino di fronte al seggiolone e accostata direttamente al tavolo; grosso grembiule e via! Talvolta vuole essere presa in collo per mangiare anche direttamente dal nostro piatto o bere dal nostro bicchiere ed in questo non ci vedo niente di strano in questa fase.
Ovviamente si mangia tutti insieme e tv spenta per poter parlare, ridere e quant'altro.
Non comprendo onestamente la scelta di molti genitori di far mangiare prima il bambino, come se alimentarlo fosse una cosa da fare, un'operazione da vidimare... a volte mi chiedo se è una scelta oppure è qualcosa che si fa perché non si pensa che ci sia un modo diverso... Dar da magiare ad un figlio non può essere equiparato a pulire la casa o mettere benzina, non è una semplice operazione, ma un momento ed un modo per stare insieme.
Un'altra cosa che mi sento vivamente di sconsigliare è l'uso di pupazzi o canzoncine o distrazioni per farlo mangiare; il bambino deve mangiare se ha fame, deve imparare che l'alimentarsi è una sua scelta , un'operazione autodiretta... immaginatevi come vi sentireste se ci fosse un tizio che vi distraesse mentre un altro vi fa sentire la percezione che qualcosa arrivi nello stomaco... ma non si capisce né il perché né il come... agghiacciante non credete?
Forse non è un dramma se la quantità di cibo è minore ma è grande la consapevolezza di ciò che sta avvenendo.
Non so se ci sono anche connessioni tra disturbi alimentari e un tipo di alimentazione infantile per cosi dire passiva... chissà se qualcuno di voi ne è a conoscenza...
Mangiare meno quindi ma mangiare bene, divertendosi ed imparando!

lunedì 3 giugno 2013

Amare non è viziare


Prendo spunto dal precedente post, continuando sulla linea della comunicazione affettiva.
Amare non è viziare. Io ne sono certa. La fatica è farlo comprendere a tutti coloro che, forti di vederti come genitore alle prime armi, si mettono lì e ti elencano la sequenza di disgrazie che capiteranno a tuo figlio se gli dimostri troppo amore.
Ma come si fa a non dimostrare l'amore? E' come se ci imponessimo di non baciare il nostro compagno o non abbracciare un amico; oppure cominciare a farlo e smettere dopo 5 minuti perché qualcuno lo ha scritto su qualche libro (su questi aspetti torneremo sicuramente in seguito su questo blog), come si farebbe con una ricetta di cucina! E' pura violenza!
Che società è una società che confonde l'amore con il vizio e fa coincidere l'indipendenza con la distanza?
Credo sia importante riflettere su questa domanda.
Probabilmente è una società che ha paura delle emozioni, che separa il corpo dalla mente... ma Cartesio non era già stato smascherato anni or sono dal filone nato dagli studi di Goleman?
Non sarebbe più logico pensare che un bambino amato è un bambino che cresce fidandosi delle sue figure di attaccamento? Se io piango e gli adulti di cui mi fido non accorrono che fiducia posso avere verso il mondo in cui sto imparando a vivere? E' un mondo impossibile!
Conoscere le proprie emozioni, positive o negative che siano, sapere che è possibile comunicarle e che c'è qualcuno pronto ad accogliere, a contenerle se necessario, ad ascoltarle... questo si che rende gli individui davvero indipendenti! Qualche psicologo potrebbe forse confermarmi che è proprio il confondere l'indipendenza con la distanza che crea individui soli, che nella loro vita saranno alla ricerca di quell'amore che le figure genitoriali si sono imposte di non dimostrare loro... e di qui a imbarcarsi in relazioni sentimentali, queste sì, di dipendenza probabilmente il passo è breve...
O forse questa società che costruisce i nostri bisogni ha bisogno (permettetemi il gioco di parole) di individui dipendenti da qualcosa ed è forse per questo che ha così paura di educare ad una sana affettività?